Ferie d’agosto

Di rituali, imprevisti e smarrimenti

Agosto, 2022

All’interno di una spasmodica ricerca del nuovo, possibilmente originale e dissacrante, rimango ancorato ad alcuni rituali, ripetuti ogni anno, senza scopo preciso. Ci tengo molto. Lo faccio per me stesso, per annaffiare amicizie. Puntuale, a volte, anche se spesso non serve, non è richiesta una svizzera precisione temporale. Senza alcun filo logico comune. Temi diversi, ambiti distanti, collocati spesso a opposti poli.

Agosto è il mese della citazione e richiamo di un film, un filmissimo, per citare il palinsesto. Commedia italiana, riflessiva, politica, immarcescibile. Nella più classica delle trame, due famiglie si ritrovano a condividere le ferie e anche qualcosa in più: spazi e idee, cultura e impulsi. In un’Italia per nulla avanguardista, all’alba di nuove repubbliche, si scontrano, si stuzzicano, si mescolano, inevitabilmente. Progressismo e conservatoria, nelle figure dei pater familias, eccessive entrambe, impersonate da due splendidi attori che danno vita a una tra le scene meglio riuscite del genere, per me iconica, ma sono di parte. Assorbita, a tal punto da collocarla ovunque. Qualora ci si trovi in disaccordo, in evidente contrasto, allorché le affermazioni altrui risultino stereotipate e populiste, ecco, vedo Silvio Orlando alzarsi, sbattere le mani sul tavolo, inerpicarsi moralmente al grido di: “Quale mal governo, quale consociativismo?!” Condivisione fine a se stessa. Semplici rituali che mi strappano un importante sorriso, sempre.

Le ferie d’agosto, appunto, le mie. Doveva essere un on the road in terra croata. Tanti chilometri, hotel, campeggi, ostelli. Ci si arrabatta, come si può, si era detto. In economia, con un matrimonio alle porte. Dovevano essere una decina di giorni, o poco più. Doveva essere una caccia alla natura selvaggia. Isole disabitate, tende fronte mare, sperdute strade statali a scandire ritmi compassati e spartane bracerie. Così erano iniziate, due giornate di illusioni, rilassamento, goduria. Poi trac, come un crampo al quinto chilometro di una maratona. Virus, infezione o quel che era, poco adito alla corretta nomenclatura. Aspetta, magari domani va meglio. Ma sì, vedrai che mo’ passa. Macché. Peggiora, sempre più, nessuna tregua. Allora a casa, il 15 di agosto, battezzando ogni autogrill presentatosi sui mille, a tratti infiniti, chilometri che riconducevano a casa. Musi lunghi, dieta bianca, antibiotico, reclusione. Belle ferie d’agosto.

Potrebbe esser peggio? Sì, aveva ragione Mel, potrebbe piovere. Oppure mi potrei ritrovare a casa, in una città deserta, a leggere e guardare qualcosa nella speranza di un’illuminazione. Perché io, il 25 settembre, non so proprio che cazzo fare. L’offerta è ampia, vasta a dir poco, pare di essere nel Suq di Marrakech. Incantatori di serpenti, venditori di fumo. Scaltri mercanti e abili illusionisti. Forse più facile avere cittadinanza transalpina, forse. In Danimarca, magari. C’è di tutto e per tutti. Chi sforna professoroni dell’ultimo momento, come l’asso di briscola tenuto lì per l’atto finale, coi punti ben memorizzati in testa: tac, e con questi siamo a 64, segnare più due a me che ho chiamato, grazie. Chi si ostina a presentare l’impresentabile, presumo sperando in un effetto Matrix, una pillola e via, l’elettorato cancella dalla memoria decenni di minchiate, di reati, di brutture. Chi persegue a recitare supercazzole, ignorando di come il conte Mascetti sia inarrivabile, inaccessibile. Roba per pochi, non certo per poveri stolti, gonfi di un irreale ego smisurato. Prego un esame di coscienza collettivo, con fuoco fatuo, come se fosse Antani, con scappellamento a destra. Prego invano. Mi affloscio sul divano, prima dell’ennesimo riso bollito. Fuori piove, tè và.

Tento di non cedere, con ogni forza, alla pigrizia che dimentica un avvenimento, alla vacanze sfumate, all’esiguità della scena politica italiana. Torno su un libro che mi sta regalando e insegnando tanto, citando la chiusura di un capitolo dedicato a Corradino D’Ascanio: “Ci ha insegnato quanto sia fruttuoso tenere desta una curiosità, scuotere le nostre pigrizie, aspirare alla conoscenza.  Il cervello, uno strumento da svegliare e allenare.”

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