Puglia

Di borghi, tavole e luminarie

Dicembre, 2021

Dovevo rispondere alle continue suppliche culinarie di chi non era mai stato in Puglia, culla di svariati miei idoli, da Checco Zalone a Caparezza, passando per Carofiglio e Lino Banfi (tra l’altro, che bella tavolata verrebbe fuori). Per cui, in un fine settimana pre natalizio, due milanesotti vanno a visitare, e soprattutto mangiare, per la valle d’Itria e dintorni.

Puglia tutta d’un fiato.

Inizo.

Partenza post ufficio, slalom autostradale, Malpensa. Birra, distensione, Friday i’m in love. Aereo, bava alla bocca (sotto la mascherina), Bari. Ritiro auto a noleggio, upgrade gratuito, molto bene. Check in del mini appartamento, carino, continuiamo bene.

Prima e unica domanda, Dove mangiamo? Vi piace il pesce? … Ok, venite con me. Pescheria gastronomia, bava alla bocca, di nuovo. Occhi a cuoricino sul banco. Rapida occhiata al menu. Ricci a un euro, bava alla bocca, parte tre. Cena, pausa. Clima mite, passeggiata per Bari vecchia, lucine e addobbi, aria di natale, di puglia. Distensione finale, week end. Notte.

Mattina, centro storico, altra luce, altri colori, andiamo a dare due boccate di mare, minchia che vento. Ritmi lenti, Dio che bello. Mani dietro la schiena, guida Frommer e indubbio passo da turista. Forno storico, focaccia barese sotto al braccio e carichi d’unto migriamo verso Alberobello. Che spettacolo. Apro parentesi. In un fazzoletto, qual è l’Italia rispetto al pianeta, un mondo incredibile. Microcosmo, ricco di varietà, ognuna assurdamente unica. Fine parentesi. Camminata in mezzo ai trulli, qualche foto, ancora poco turismo, ne approfittiamo. Gli addobbi, ovunque, colorano, non stridono. Tirano un sorriso alla storia, percepibile, a 360 gradi. Concludiamo l’itinerario con peroni e due morsi alla focaccia. Via verso Cisternino. Un’unica meta, un unico credo: osteria, bombette, a profusione. Qualche salume e formaggio tipico, ancora bombette. Una zampina, Assaggiate anche altra carne? Non scherzare, porta altre bombette. Giretto per il centro storico a smaltire, non c’è anima viva (per fortuna c’erano le bombette). Cisternino è bella, probabilmente lo è di più la sera, sotto natale, con luci accese o qualche viandante in più. Riprendiamo l’auto, con calma, verso Ostuni. Camera ricavata nella pietra, nel centro storico, bella chicca. Doccia, microsonno, pausa.

Di nuovo in macchina. Locorotondo, regina indiscussa dell’algoritmo di Instagram a dicembre. Comprendiamo bene il perché. Esagerata ostentazione di luminarie, colori, addobbi. Per nulla sobria. Estrosa, giocosa. Captiamo che qui, è culto, ed è fantastico. Giochi di luci, ghirlande, festoni, agrifogli. Sfarzo, non contenuto, bellissimo. Si cammina col naso all’insù, sino all’ora di cena, si torna a Ostuni. Locale ricercato, tutto ottimo, fatto centro. Quattro passi digestivi, a braccia conserte. Tira vento, e che cazzo, dritti a casa. Notte.

Un bel sole, ennesima routine. Ostuni è bianca, piacevole e deserta. Dalla camminata lungo le mura intravediamo il mare, ne veniamo attratti: Monopoli. Ecco dove sono tutti. Sentieri pedonali, anfratti, volte e barchette blu. Cazzo che bella Monopoli. Apro altra parentesi. Anima rilassata, Monopoli è stata la piacevole scoperta. Meno blasonata (forse), delle limitrofe località marine, mi ha dato un senso di autenticità. Antica, lenta, soddisfatta. Fine della parentesi. Puccia, come richiamino della colazione, con tutto l’unto che si possa metter dentro. Si è aperto lo stomaco, saliamo, verso Polignano. Nuvole brutte, mena grama. Adeguamento alla massa, Pescaria. Si ma, minchia che coda! Passeggiata, torniamo dopo. Giro spensierato all’interno delle mura. Ennesimo gioiello di pietra. Sbirciata all’iconica spiaggia (meglio d’estate). Fame, torniamo da Pescaria, più coda di prima, che palle! Inganniamo l’attesa di un orario più favorevole con birra e focaccia. Ancora più fame. Va beh, mettiamoci in coda. Buona organizzazione, attesa ridotta rispetto all’aspettativa. Voto finale: buono, più di sufficiente ma non eccelso. Pancia piena, è primo pomeriggio, pioviggina, e mo’?! Spostiamoci dalla costa, dove il meteo sembra migliore. A un’ora di distanza, individuiamo un pallino da molto tempo, Matera. Macchina, pausa.

Due passi e siamo nel centro storico. E’ già buio. Ci mettiamo pochi istanti a cogliere cosa sia Matera. Tralasciamo l’inflazionata ringhiera e ci addentriamo per sentieri meno battuti. Ogni angolo apre un panorama da riprendere. Ogni punto è lo spot perfetto. Ovunque vai, sali, giri, torni, termini in una vista inesplicabile. Davanti a te, la panoramica più bella del tuo rullino. In poche ore è stata una conferma, di idee, di pensieri. Aperitivo, macchina, aeroporto, infinita tristezza. Ennesima certezza, di una terra mediterranea, disponibile, appagante.

Fine.

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